Un’ Italia più migliore

Sto seguendo, con grande fatica fisica, le battute di questa penosa campagna elettorale italiana. Da ridere non mi viene mai, neanche se stimolato da qualcuno che mi solletichi i piedi.

Se fossimo in un mercato, come quello di Poggioreale, dove riesci anche a comprare per pochi soldi ottimi capi d’abbigliamento, riuscirei a prestare più attenzione, ma proprio non ce la faccio ad ascoltare questa sequela di prese per i fondelli che questa gentucola strapagata ci propina ogni giorno.

Ma uno, dico uno, anche solo per caso, che dica una cosa intelligente e sensata c’è ?

Siamo travolti da quella corruzione dilagante alla quale nessuno pensa, neanche lontanamente, di porre freno, per un semplice fatto: la corruzione è endemica, vive e si nutre nei palazzi istituzionali, nelle Procure, negli uffici comunali, in quelli regionali, in quel ogni dove quando, per ottenere una qualsiasi cosa, basta che si paghi il “pizzo” all’impiegato di turno.

Licenze, permessi, incarichi, posti di lavoro, appalti, nulla è lasciato al migliore, ma a quello che più paga o ha più amici e parenti nelle istituzioni e questo avviene ad ogni livello, dal più alto a quello più basso, non lasciando nessuno spazio, nessuna libertà, controllando ogni cosa, anche la stessa aria che respiriamo.

In questa Italia “più migliore”, dove anche la grammatica ha abdicato, come ci ricorda il nostro ministro dell’ Istruzione, forse neanche diplomata, tal Valeria Fedeli, anche la scuola deve discriminare, deve cancellare povertà, disabilità, colori diversi, deve divenire solo l’ingresso in questa società di più peggiori, dove la dimenticanza di ogni dignità e di ogni libertà divenga il curriculum dei novelli schiavi e dei per sempre niente.

E mentre questo schifo dilagante e putrescente continua ad ammorbare tutto, l’attenzione si rivolge verso l’immigrazione, verso il museo che offre l’ingresso a prezzo ridotto agli arabi, verso il clandestino che lavora ad un euro all’ora, verso il nero che riesce ad avere un’abitazione, verso il disabile che pretenderebbe, senza mai avere, diritti come gli altri, verso i gay che non dovrebbero avere alcun diritto, verso i pochi diritti rimasti, che sembra non debbano più avere nessun motivo di esistere e neanche alcuno che ne giustifichi più la conquista.

La rimozione assoluta della verità e della realtà accompagnata dal silenzio di un popolo tombale, assuefatto, se non addirittura conquistato dai disvalori, pienamente partecipe della distruzione di ogni presente e di qualsiasi futuro, pedina conscia della propria ipocrisia e della sua correità.

In questa Italia burattinai e burattini si confondono , senza mai scambiarsi i ruoli, solo essendo tutti parte del più migliore spettacolo di autodistruzione.

Il Pasquino

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