Un capestro per accordo

Se lo dice De Magistris, quello dell’accoglienza, quello della difesa dei diritti dei più deboli, quello appoggiato dai centri sociali, quello della Napoli accogliente, quello del “non licenzieremo mai nessuno” … beh dovremmo credergli tutti.
Ma la vicenda Net Service, che noi seguiamo in tutti i suoi sviluppi, qualche dubbio porta .
Questa partecipata dell’ABC (Acqua Bene Comune), a sua volta partecipata e controllata dal Comune di Napoli, è stata dichiarata fallita, inutile, un sovrappiù, benché i suoi 80 e passa lavoratori svolgessero ruoli di estrema importanza per il buon funzionamento dell’impianto idrico comunale.
La lotta dei lavoratori, guidata dai loro rappresentanti sindacali aziendali, non certo da quelli regionali o nazionali, che anzi ne contrastano ogni azione, ha costretto ABC e Comune ad un tavolo di trattativa, un tavolo dal quale era emerso definitivamente e chiaramente l’assorbimento di tutte le maestranze.
Ma l’inghippo, il capestro, era dietro il famoso angolo.
Nello svolgersi delle trattative i lavoratori venivano a sapere che a loro sarebbero stati cancellati l’anzianità lavorativa, il ruolo svolto, decurtato lo stipendio. In poche parole è come se divenissero “nuovi assunti” al minimo sindacale, senza alcun rispetto né per la storia lavorativa né per quella personale di ognuno di loro.
Un vero e proprio ricatto, un “o accetti o ti licenzio”, alla faccia dei proclami e delle belle intenzioni di chi fa la sua carriera politica sui sacrifici degli altri.
L’acqua rimasta pubblica a Napoli, a costi accettabili per l’intera utenza, si deve al lavoro ed al sacrificio di chi ogni giorno si alza dal suo letto per svolgere degnamente il suo lavoro, per risolvere i mille problemi di un sistema idrico che ha falle dappertutto.
Il lavoro, sia dei lavoratori dell’ABC sia di quelli delle sue partecipate, va rispettato soprattutto da parte di chi si fa vanto di aver mantenuto questa conquista nella nostra città.
Inutile dire che le sigle sindacali, CGIL CISL e UIL, siano disposte a firmare qualsiasi cosa, è un dettaglio che ripercorre la storia di questi inutili venditori di fumo degli ultimi 50 e passa anni.
I lavoratori, mantenendo la loro rappresentanza sindacale, si sono tutti dimessi dalle sigle sindacali ed hanno formato un comitato, unico degno di trattare le condizioni dell’accordo.
Chi firmerà ciò che i lavoratori non vogliono non è autorizzato dagli stessi, chi convocherà chi non rappresenta nessuno, per il solo scopo di ricattare, non ha nessun diritto a mantenere quella poltrona.
L’Acqua Bene Comune non è proprietà delle Istituzioni di questa città, ma di tutti i suoi cittadini e di chi ha lavorato per fare in modo che ciò così fosse.

Il Pasquino

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