Regalare immagini di fiori, anziché fiori

“Dormi sepolto in un campo di grano / non è la rosa, non è il tulipano / che ti fan veglia dall’ombra dei fossi / ma sono mille papaveri rossi”.

Ho sempre pensato, ascoltando la bella canzone di Fabrizio De André, che l’aggettivo “rossi” fosse pleonastico. Immaginavo che tutti i papaveri fossero rossi. Non è così. Rossi sono i papaveri che vediamo a primavera un po’ dappertutto, nei campi, e ovunque sia della terra, persino nelle fessure lungo i marciapiedi delle strade nelle città, ma esistono in natura papaveri bianchi, viola, gialli e blu. Ed ignoravo che alcune specie di papaveri possono raggiungere un metro d’altezza. So però, almeno questo lo so per esperienza, che i papaveri vanno lasciati stare dove crescono, non vanno colti, perché appassiscono appena recisi. Soffrono. Non vogliono essere staccati dalla terra che li nutre.

Una cosa però si può fare: fotografarli, ed inviare agli amici l’immagine bella. Ho inviato, tramite WhatsApp, i miei papaveri in foto a due signore. Entrambe mi hanno ringraziato e mi detto che amano i papaveri. Una delle due signore mi ha inviato la sua foto con la domanda: “Mi starebbero bene nei capelli, vero, i papaveri rossi?”. “Certamente, bella signora – ho risposto – ma avreste fra i capelli papaveri rossi appassiti”. L’altra signora, invece, il giorno dopo, senza dirmi nulla, ha messo nel suo profilo WhatsApp l’immagine dei miei papaveri, dei miei papaveri rossi. Così fece tempo fa con l’immagine della mimosa che le avevo inviato.

In fondo è conveniente regalare immagini di fiori anziché fiori: non si spendono soldi, non hanno altro significato che la condivisione di una piccola gioia, e non si rischia di far arrabbiare i mariti delle belle signore.

Renato Pierri

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