Più poveri e più precari

“La questione lavoro è nel mio cuore”…dice Letta…e Napolitano gli fa eco, spingendo il governo a trovare subito soluzioni ad una situazione “angosciante”.

Del resto non c’è un solo dato, economico, strutturale, occupazionale che fotografi  anche un minimo di speranza per una flebile ripresa.

L’occupazione, i consumi, i dati sulle esportazioni e sugli ordini delle imprese sono il chiaro segno di un fallimento, a tutto tondo, di una politica incapace di uscire dagli schemi dello sfruttamento della forza lavoro e del mantenimento dei propri privilegi e della salvaguardia della propria corruzione.

“I soldi non ci sono”…perché finiscono in poche tasche e solo ed esclusivamente a vantaggio di lobbies e di interessi completamente contrari alla crescita comune e all’interesse nazionale.

Proprio in questi giorni vengono ricordati i barbari omicidi di D’Antona e Marco Biagi, i due ideatori, appoggiati ed osannati da sindacati e PD, di quella precarietà che ha reso il mondo del lavoro senza alcuna regola e senza alcuna salvaguardia per quei diritti intoccabili per i quali milioni di operai e studenti si erano battuti.

Ed è sulla catastrofica riga di quelle politiche del lavoro che il governo Letta comincia a fare i primi passi…lavoro part-time per chi è vicino alla pensione, con conseguente diminuzione dei contributi e, quindi, della pensione futura, e ulteriore liberalizzazione di quei contratti precari che hanno reso il futuro, per migliaia di giovani, solo una parola senza alcun significato.

Certo c’è la crisi, quella crisi di cui le banche e i governi, primi responsabili, non pagano…quella crisi che continua a pesare sulle vite di quei milioni di persone oneste che hanno avuto il torto di credere che lo Stato salvaguardasse i diritti di tutti, come racconta, tra un comizio ed un altro, il neo segretario del PD, ex Cgil…quello stesso che nulla ha mai fatto contro la precarietà e che, di contro, ne ha difeso prospettive poi dimostratesi fasulle e, queste si, angoscianti.

Con questa riforma, già si blatera, daremo il lavoro ai giovani…100.000 posti di lavoro in pochi mesi…a che prezzo…con quali diritti e quale dignità?

Se il modello al quale si ispira questo governo è quello delle leggi Biagi e D’Antona…i fallimenti di quella politica sono, tutt’ora, non solo sotto gli occhi di tutti, ma sulla pelle di persone quarantenni e cinquantenni che ancora aspirano a raggiungere un lavoro che dia la possibilità di mangiare.

Il crollo dei consumi e dell’economia in generale è il risultato di una politica pirata, e senza alcuna prospettiva, di una classe politica corrotta che fa solo ed esclusivamente gli interessi di quei gruppi di potere economico che stanno portando il mondo alla totale rovina.

Tassare ancora di più, con Tares ed Iva, prendere in giro la gente con lo spostamento dell’imu a settembre, è il chiaro segnale dell’inadeguatezza di questi personaggi vecchi e superati dai loro stessi fallimenti.

I nodi, di un sistema morto e defunto, sono al pettine…la gente prima o poi dovrà scegliere…davanti a quelle difficoltà materiali che inevitabilmente diverranno ogni giorno più drammaticamente reali…e solo allora si riuscirà a capire se questo paese è veramente in grado di cambiare…

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One Response to Più poveri e più precari

  1. […] L’occupazione, i consumi, i dati sulle esportazioni e sugli ordini delle imprese sono il chiaro segno di un fallimento, a tutto tondo, di una politica incapace di uscire dagli schemi dello sfruttamento della forza lavoro e del mantenimento dei propri privilegi e della salvaguardia della propria corruzione…Leggi tutto… […]

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