Non esiste risposta alla domanda: “Dov’è Dio se nel mondo c’è il male?”

Su Avvenire.it del 6 settembre, Guido Mocellin, riguardo a Lina Balestrieri, la donna morta durante il recente terremoto di Ischia sulla soglia della chiesa di Casamicciola, scrive tra l’altro:

 

“Sul suo blog, don Mauro Leonardi pubblica pressoché integralmente le parole del marito di Lina Balestrieri, Antonio Cutaneo, che dopo averla definita «una santa» non ha eluso la domanda ricorrente ogni volta che un evento naturale porta drammaticamente il lutto nelle famiglie e nelle comunità: «Davanti a tutti quelli che dicono “dov’è il tuo Dio?”, a quanti bussano e chiedono ancora che cos’è la verità, la risposta è una soltanto: “Lina ha scelto la parte migliore che non le sarà mai tolta!”. Piuttosto, un’altra è la domanda: “O morte dov’è la tua vittoria?” e dov’è infatti la vittoria della morte in una donna che ha sempre annunciato con forza le parole di San Paolo: “Per me vivere è Cristo e il morire un guadagno”?».

Intanto anche Guido Mocellin, come tanti, sembra ignorare il vero senso di quella domanda, che è: “Dove era Dio in quei giorni? Perché Egli ha taciuto? Come poté tollerare questo eccesso di distruzione, questo trionfo del male?” (Discorso di Benedetto XVI in vista al Campo di Auschwitz, il 28 maggio 2006). Antonio Cutaneo, infatti, non rendendosene conto, ha eluso la domanda.

Papa Francesco dopo la visita ad Auschwitz-Birkenau, il 31 luglio 2016, diede alla domanda il suo vero senso: «Dov’è Dio? Dov’è Dio se nel mondo c’è il male, se ci sono uomini affamati, assetati, senzatetto, profughi, rifugiati? Dov’è Dio, quando persone innocenti muoiono a causa della violenza, del terrorismo, delle guerre? Dov’è Dio, quando malattie spietate rompono legami di vita e di affetto? O quando i bambini vengono sfruttati, umiliati, e anch’essi soffrono a causa di gravi patologie? Dov’è Dio, di fronte all’inquietudine dei dubbiosi e degli afflitti dell’anima?». E diede la giusta risposta: «Esistono domande per le quali non ci sono risposte umane». Però poi, senza rendersene conto, la risposta sbagliata la mise in bocca a Gesù: «“Dio è in loro”. Gesù è in loro, soffre in loro, profondamente identificato con ciascuno. Egli è così unito ad essi, quasi da formare un solo corpo».
Il fatto che Dio sia in coloro che soffrono, con coloro che soffrono, non è una spiegazione.

Ma torniamo ai discorsi del signor Cutaneo: «Piuttosto, un’altra è la domanda: “O morte dov’è la tua vittoria?” e dov’è infatti la vittoria della morte in una donna che ha sempre annunciato con forza le parole di San Paolo: “Per me vivere è Cristo e il morire un guadagno”?».
La morte vince ogni volta che muore un bambino, ogni volta che arriva anzi tempo e strappa bambini ai genitori e genitori ai bambini, ogni volta che ti afferra e ti tormenta a lungo prima di portarti via. A perdere, a non guadagnare, è chi resta. Un giovane padre di famiglia di mia conoscenza è in un ospedale oncologico. Ha bambini piccoli a casa che l’aspettano. Speriamo che non vinca la morte. E’ cosa seria, la morte. Non scherziamo.

Carmelo Dini

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