Metro B a Roma, specchio di una città abbandonata

Si pensa ai privilegi propri e dei parenti e degli amici, si pensa al potere, non al futuro di questa città, e neppure al presente, in verità.

 

E’ stato così ieri ed ancor più è così oggi. “Roma, metro B, si stacca la porta in corsa: due feriti, Atac apre un’inchiesta”, questa notizia è del 20 ottobre 2016, neppure un anno fa.

Oggi la notizia è più tragica: una signora di 43 anni ha cercato di salire su un convoglio della metro B nel momento in cui si stavano chiudendo le porte. E’ rimasta incastrata tra i battenti ed è stata trascinata per alcuni metri. Gravi le sue condizioni. Per fortuna non rischia la vita.

Vita, vita sempre più difficile a Roma, diceva mia figlia, e lei che di Roma era innamorata se n’è andata a lavorare in un’altra città. Ha rifiutato un lavoro a Roma e ha accettato un lavoro in un’altra città. La metro la prendeva tutti i giorni.

I treni non dovrebbero ripartire se le porte non sono perfettamente chiuse. Ma alcuni convogli della metro B sono da collocare in un museo. Ci siete mai entrati nella stagione calda e nelle ore di punta? L’aria è irrespirabile. Qualcuno apre i finestrini, ma pure il vento che entra è caldo e irrespirabile. C’è da perdere i sensi. E queste vetture, sporche, puzzolenti sono lo specchio di questa povera città abbandonata.

L’altro giorno in una delle strade più puzzolenti e sporche di Roma, nel quartiere Collatino, c’era un’operatrice ecologica intenta a togliere la spazzatura accumulata lungo il marciapiede: “E’ un miraggio?”, le ho chiesto per celia. E lei, stando allo scherzo: “Sì, signore, è il sole che fa quest’effetto, sono un miraggio. Siamo pochi e non riusciamo a coprire tutto il territorio. Purtroppo anche la gente ci mette del suo per sporcarle, le strade”. Ed è vero.

Ricordo sempre la risposta che mi diede un’alunna alla quale avevo detto che la carta andava gettata nel cestino e non sul pavimento: “Ma la bidella che ci sta a fare?”.

Renato Pierri

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