Made in China

E va via anche la Pirelli, da presto Pilelli, come qualche azzeccata vignetta riproduce in questi giorni a seguito dell’acquisto, ormai dato per certo, della storica azienda italiana da parte del colosso ChemChina.

Continua l’abbandono, da parte di una classe dirigente incapace, rimasta nel nostro paese solo per spolpare quanto di buono veniva prodotto, dei punti fondanti della nostra economia produttiva ed occupazionale, dalla Fiat a parte delle ferrovie, dalla Pirelli all’ Alitalia, che sposteranno i loro centri decisionali in paesi al di fuori della stessa Unione Europea.

Quali saranno le ripercussioni sui lavoratori e sul sistema economico italiano nei fatti potremmo desumerlo già da quanto accade in Fiat, che dopo aver rubato centinaia di miliardi al nostro paese, ora è all’estero a fare investimenti con i nostri soldi.

Il deserto occupazionale creato dalla famiglia Agnelli, alla quale i vari governi italiani hanno concesso la distruzione dell’Alfa Romeo e milioni di ore di cassa integrazione e mobilità pagate dai cittadini, incentivi alle vendite e vere e proprie autostrade sulle quali veicolare il trasporto merci su gomma, ci è costato migliaia di miliardi, senza che neanche un posto di lavoro sia rientrato come corrispettivo di quanto pagato.

Il confronto, riguardante solo l’era Marchionne, è tragico: meno 21mila posti !

Ora accade che come la Fiat anche Pirelli, anche l’Alitalia, anche l’Ansaldo ferrovie e la Breda abbiano la loro sede in paesi altri, anche al difuori della UE, e che perseguano strategie non direttamente collegate alle esigenze del nostro paese, della nostra occupazione, della nostra economia.

E’ il mercato globale che permette di comprare tutto, a scapito di tutto e tutti, nel solo interesse del profitto, unica regola vigente alla quale il governo della “svolta buona” ha totalmente concesso il suo assenso ed il suo impegno.

Dovremmo chiederci, a questo punto, a cosa serve un governo se le scelte produttive, economiche, occupazionali, vengono prese in nome di un profitto, confermato dal Jobs act, che pospone gli interessi dell’azienda a quelli della democrazia e della libertà, in paesi al di fuori del nostro controllo “politico”, anche se mai immaginassimo che i nostri governi siano in grado di pretenderli…visto che non sono capaci di farlo in casa propria.

Alla mancanza di un qualsiasi ruolo sul futuro produttivo del nostro paese, il governo di burattini, facilmente corruttibili, aggiunge lo sfascio del welfare, al quale sembra impegnato dal primo giorno del suo mandato.

Paghiamo tasse e subiamo veri e propri soprusi, sui nostri diritti e sulle nostre libertà, per una “volta buona”, più volte annunciata, e che ci porta soltanto l’aumento dell’età pensionabile, la svendita delle nostre aziende, lo sfascio del nostro sistema sociale, l’aumento delle tasse sulle nostre case, sulla nostra salute, sul nostro cibo e sul futuro dei nostri figli…per un ‘Italia ormai “made in China”.

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