Lo ha già detto Gesù

 

 ‘o pappice dicette di Emanuela Marmo

 

O è che Gesù non lo dice?

Al Kestè di Napoli, domenica16 luglio, c’è stata l’ultima delle tre repliche dell’anteprima del nuovo monologo di Filippo Gardina [prossime date: https://www.facebook.com/events/119615708649374/].
Un “anno senza monologhi” ha portato il nostro comico satirico a scrivere un pezzo che funziona straordinariamente e per il motivo più sconcertante: la sua semplicità.
Il monologo ha preso avvio raccontando l’esperienza di “Sbandati”: quella che il pubblico potrebbe ritenere la punta massima di una carriera – perché finalmente sei finito in televisione – per certi versi è equiparata ai momenti più surreali della gavetta, quando il comico si esibiva alle feste insieme ai tronisti decaduti. Possibile che non ci sia differenza tra l’inizio della carriera e questa fase più matura? Entrambi i periodi vantano episodi di volgarità che avvicina l’autore a noi. Adesso però l’ammissione di quanto ci sia di piccolo nella conquista di qualcosa che doveva essere grande ha trasformato la biografia in un esempio reale, non è più solo uno stratagemma comico. Siamo passati dal “In verità, in verità, vi dico…” al “Be’, dai, diciamoci la verità”.
Il titolo della serata era “Lo ha già detto Gesù”, sicché dopo le prime considerazioni segrete mi sono posta in attesa della satira di religione. Cercavo Gesù e non lo trovavo. O lo trovavo poco, troppo poco per giustificare il titolo.
Finalmente ho smesso di chiedermi dove Filippo volesse andare a parare. E ho iniziato a divertirmi.
Non posso dire di aver trovato concetti del tutto nuovi o battute più violente del passato, altrettanto escludo che questo monologo manchi di originalità o di forza.
La tendenza a teorizzare grava spesso i monologhi con una durezza tecnica che i comici correggono con svariati espedienti, ma Filippo giocava disinvoltamente scoprendo i trucchi, non andava a carro di una teoria, succedeva l’opposto: le verità uscivano fuori dalla semplicità lampante degli esempi.
Ed è così che ho trovato anche Gesù.
Raccontando meschinità e contraffazioni, Filippo Giardina era autenticamente ispirato. Gesù è lui. Il monologo non era che un succedersi di parabole amare, sardoniche, di compiaciuta ma non disumana cattiveria. Parabole la cui morale è alla portata della realtà e di ciò che realisticamente possiamo mettere in pratica. Diciamocelo: potremmo mai sentir parlare di pastori, samaritani e seminatori? Ci riguardano, invece, ambientazioni di tutt’altra specie, aneddoti in cui la violenza si tramuta in una performance perché l’odience dei like lo vuole oppure in cui il massimo senso di giustizia di cui siamo capaci ci induce a spezzare i tergicristalli delle auto parcheggiate male.
Non lo ha già detto Gesù. È che Gesù non ce lo dice affatto. Lo dice invece Filippo Giardina quando, a parabola finita, ci lascia un messaggio: non credere in te stesso.

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