L’Italia è fuori

Già dobbiamo rassegnarci, l’Italia è fuori, ma non solo dal mondiale di calcio … e dir chissenefrega mi sembra il minimo … è proprio fuori di testa e fuori da ogni regola e dalla stessa sua Costituzione.

Il primo ministro Gentiloni, che di gentile sembra avere solo il cognome, oggi esultava per i dati sul pil, che ci lasciano comunque fanalino di coda in Europa, ma glissava, o taceva, peggio ancora, quelli sulla povertà infantile, che tocca il record di unmilione e duecentomila bambini, e quello sulla dispersione scolastica, sulla fuga, cioè, dalla “buona scuola”, quella cazzata inventata dal suo pessimo predecessore.

Ma lo schifo non si ferma qui, perché a chi ci governa e “ci mette la faccia”, mentre noi ci mettiamo i soldi, sfugge anche che il diritto di sciopero sia stato praticamente cancellato, quel diritto sancito dalla Costituzione e che questi figuri sembrano neanche conoscere per sbaglio.

In un paese con un tasso di disoccupazione allucinante e con uno sfruttamento del lavoro che sembra averlo fatto tornare indietro di un secolo, per scongiurare il diritto dei pochi lavoratori rimasti a difendersi dagli abusi, dai licenziamenti ingiustificati, dalle ristrutturazioni utili a portare altri soldi all’estero, dagli stage gratis e dal mobbing divenuto regola, si è ben pensato di far diventare l’unica arma a loro difesa, quella dello sciopero, un delitto da punire severamente.

Mentre attendono di non andare mai in pensione, grazie alle regole del governo Monti e della ministra Fornero, due nomi da mai dimenticare, chi ha la fortuna, o sfortuna, ancora non si è ben capito nel nostro paese, di avere un posto di lavoro, dovrà accettare regole ed imposizioni di chi “gentilmente” gli offre di potersi rompere la schiena nei suoi “possedimenti”, ma senza accampare alcuna pretesa.

Accade a Chieti, nella Bravo srl, azienda che occupa 360 dipendenti e che fa capo ad una multinazionale giapponese del vetro.

Beh qui 11 lavoratori hanno deciso, liberamente, come Costituzione comanda e conferma, di aderire allo sciopero del 27 Ottobre (sciopero proclamato con tre mesi di anticipo!!!), senza avvisare preventivamente, sarebbe stato da imbecilli, l’azienda che in quel giorno a quello sciopero avrebbero partecipato.

Ed accade che in busta paga, nel mese successivo, si ritrovino una trattenuta non per la partecipazione ad uno sciopero regolarmente proclamato, ma per “assenza ingiustificata” e che la stessa azienda, pochi giorni dopo, invii lettere di contestazione e annunci provvedimenti disciplinari nei loro confronti.

Per la Bravo srl (ma che bravi !) lo sciopero non è un’assenza giustificata e va punita disciplinarmente a maggior ragione se gli aderenti a quella astensione dal lavoro non siano iscritti a quei tre tre, quelli famosi … come si chiamano … ah si ! Cgil, Cisl e Uil, che su tutta la questione sembrano totalmente assenti.

Eh già se lo sciopero non è “protetto” da chi becca stipendi e buon uscite da favola e tratta con il governo la protezione alle loro indegne prebende non può e non deve avere alcuna giustificazione e va sancito, punito, redarguito … licenziato.

Questi 11 lavoratori ci hanno messo non solo la faccia, ma anche il cuore ed il loro coraggio, perché per rivendicare diritti sacrosanti nel nostro paese c’è bisogno di coraggio.

Di quei diritti abbiamo bisogno tutti, loro avrebbero bisogno che noi ce ne rendessimo conto e facessimo sentire la nostra voce a quell’azienda che li sta calpestando. Restare a guardare è un atto non solo contro di loro, ma anche contro noi stessi.

Il Pasquino

Condividi l'articolo sui tuoi Social Network preferiti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *