L’errore di san Gregorio di Nissa sulla verginità

Trascrivo da un lungo articolo di don Mauro Leonardi, che leggo sul blog “Come Gesù”:
“È senz’altro una bella spiegazione dire che il celibato mostra «fin da qui la vita che sarà» ma ce n’è un’altra, anch’essa molto bella, ed è che il Verbo è vergine. È vergine fin da sempre e per sempre, e tale è rimasto anche nell’Incarnazione. Ma cosa significa dire che Gesù è rimasto celibe, cioè non si è sposato, cioè è rimasto vergine perché Egli, che ha la stessa verginità del Padre nell’eternità, ha voluto mantenersi così anche nel tempo? Dice san Gregorio di Nissa: «Abbiamo bisogno di molta acutezza per poter comprendere l’eccellenza di questa grazia, che si contempla insieme al Padre incorruttibile. E ciò che è paradossale (paradoxon) è che si trovi la verginità in un padre che ha un figlio e che lo ha generato senza passione alcuna. E la verginità si contempla anche nell’Unigenito di Dio, dispensatore dell’incorruttibilità, e risplende allo stesso modo nella purezza e nell’assenza di passioni nella sua generazione: e ancora una volta si presenta lo stesso paradosso, cioè un Figlio conosciuto nella verginità. E la stessa forma si contempla nella purezza essenziale ed incorruttibile dello Spirito Santo, perché nominando la purezza e l’incorruttibilità non si indica altro che la verginità» (De Virginitate, 2,1-11: SC 119, pp. 262-264)”.
A me sembra che don Mauro qui faccia un po’ di confusione, la stessa che faceva san Gregorio di Nissa. “La verginità del Padre nell’eternità”, che cosa significa? Che cosa s’intende per verginità? Se il termine significa “la condizione di una persona che non abbia mai avuto rapporti sessuali completi”, riferirlo a Dio è semplicemente un’assurdità, giacché il termine può essere solo riferirlo agli uomini e agli animali. Gli uomini e gli animali, infatti, hanno la possibilità di avere rapporti sessuali. Affermare che un uomo è vergine ha un senso, affermare che Dio è vergine non ha senso, giacché l’affermazione farebbe pensare che Dio abbia la possibilità di avere rapporti sessuali. Vale a dire che sia uomo.
San Gregorio di Nissa: “E ciò che è paradossale (paradoxon) è che si trovi la verginità in un padre che ha un figlio e che lo ha generato senza passione alcuna”. La considerazione fa sorridere. Il paradosso ci sarebbe qualora il padre fosse un uomo e generasse “senza passione alcuna”. Paradossale è il concepimento verginale di Gesù, giacché Maria, donna, concepisce “senza passione alcuna”, senza unirsi a Giuseppe. Aveva la possibilità di concepire unendosi e Giuseppe, ma concepisce verginalmente. Questo è un paradosso.
E ancora san Gregorio: “E la stessa forma si contempla nella purezza essenziale ed incorruttibile dello Spirito Santo, perché nominando la purezza e l’incorruttibilità non si indica altro che la verginità”. Ma davvero è così? Oppure l’identificazione è da attribuire al pregiudizio che i rapporti sessuali generino sempre impurità e corruttibilità?

Renato Pierri

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