La stupidità, papa Francesco, non è la santità

“Mi domandate di quella donna che vorrebbe lasciare il marito perché la fa soffrire. Io dico: resti con lui e accetti la sofferenza. Anche Gesù ha sofferto”.

E’ il messaggio del 29 agosto 1981, di una falsa Madonna, che del sacrificio cristiano aveva capito poco, che del vangelo aveva capito poco. Purtroppo, papa Francesco ha pronunciato un discorso suppergiù con lo stesso significato: “Un’altra cosa che nella vita matrimoniale aiuta tanto è la pazienza: saper aspettare. Aspettare. Ci sono nella vita situazioni di crisi – crisi forti, crisi brutte – dove forse arrivano anche tempi di infedeltà. Quando non si può risolvere il problema in quel momento, ci vuole quella pazienza dell’amore che aspetta, che aspetta. Tante donne – perché questo è più della donna che dell’uomo, ma anche l’uomo a volte lo fa – tante donne nel silenzio hanno aspettato guardando da un’altra parte, aspettando che il marito tornasse alla fedeltà. E questa è santità. La santità che perdona tutto, perché ama”.

Ora, non mi permetto di pensare che il papa non abbia capito il vangelo, come la Signora di Medjugorje. Però è evidente che questo discorso è sbagliatissimo. La stupidità, infatti, non può essere scambiata per santità. Ma è ciò che ha fatto papa Francesco, ed è ciò che fa il prete e scrittore Mauro Leonardi, quando scrive: «Le dichiarazioni del Papa vanno però contestualizzate partendo dal vangelo. Quando Gesù dice “chi può capire capisca” (Mt 19, 3-12) non si riferisce solo al celibato, come a volte riduttivamente si intende, ma anche alla definitività del vincolo matrimoniale. Vincolo che in astratto è per sempre e per tutti – se davvero ci si è promessa l’indissolubilità al momento di sposarsi -, ma, in pratica, è possibile solo se si percorre anche l’eroica strada del perdono nella quale non si può rimanere senza Grazia di Dio… Fare finta di non vedere il tradimento della moglie o del marito è tanto “pazzesco” quanto perdonare il nemico. Il contesto quindi è quello della santità: capisco che chi non abbia deciso di vivere all’insegna della radicalità cristiana non sia d’accordo col Papa. È esattamente lo stesso ragionamento per cui “porgere l’altra guancia” è follia» (Visto del 5 luglio 2018).

Dunque: la persona tradita, maltrattata, secondo questi discorsi, dovrebbe rassegnarsi ed aspettare. E per quanto tempo dovrebbe aspettare? Anche per tutta la vita? E quante volte dovrebbe far finta di niente? Fare per tutta la vita un sacrificio non solo perfettamente inutile ma anche diseducativo? E perché non ci si dovrebbe sottrarre, non ci si dovrebbe allontanare dalla persona che tradisce, che maltratta? Per incoraggiarla a continuare in un cattivo comportamento? Porgere l’altra guancia, significa non reagire con la violenza. Ma sottrarsi a chi ti sta schiaffeggiando, fare in modo di fermare chi ti sta schiaffeggiando, non solo è un diritto ma anche un dovere. Porgere l’altra guancia a chi continua a schiaffeggiarti, non è pazzesco, è semplicemente stupido. E che cosa c’entra il perdono? Si può perdonare, non voler il male della persona che ti maltratta, ed essere fermi, allontanarsi, sottrarsi ai maltrattamenti e ai tradimenti. Oppure il papa parlava della “scappatella” permessa al marito birichino, giacché maschio? In realtà, parlava di “crisi forti, crisi brutte”. E in caso di crisi forti e crisi brutte non si può fingere di guardare da un’altra parte. E’ sciocco e diseducativo.

Renato Pierri

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