La ricchezza secondo Gesù e secondo don Mauro Leonardi

Un articolo che farà piacere ai ricchi. Si sentiranno più tranquilli dopo averlo letto.

L’autore è don Mauro Leonardi. A pubblicarlo è il settimanale Visto del 27 giugno. Comincia così: “Essere ricchi non è un male: il punto è quale rapporto ho con i miei beni”.

Può darsi che il prete abbia ragione, però non sembra che Gesù la pensasse alla stessa maniera. Se essere ricchi non è un male, perché Gesù raccomandò agli apostoli: “Non vi procurate oro o argento per le vostre tasche”? Se essere ricchi non è un male, perché Gesù disse: “Non vi affannate ad accumulare tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano…”?. Come mai? Perché disse: “Ma guai a voi che siete ricchi, perché avete già la vostra consolazione…”?. L’obiezione è che Gesù parlava della ricchezza ingiusta. E’ vero che Gesù parla anche della ricchezza accumulata in maniera disonesta, ma non sembra faccia questa distinzione quando dice: “E’ più facile che una fune entri per la cruna di un ago, che un ricco nel regno di Dio”. Non parla del ricco disonesto, parla semplicemente del ricco. Così quando dice: “Ma guai a voi che siete ricchi, perché avete già la vostra consolazione…”. Parla dei ricchi in genere, non dei ricchi disonesti. La realtà è che non esiste ricchezza giusta fino a che esiste chi muore di fame. E’ la presenza di Lazzaro, l’esistenza di Lazzaro a rendere colpevole il ricco epulone.

Don Mauro, però, più avanti precisa: «Non si tratta di “non avere” ma di essere. Essere liberi rispetto a ciò che si possiede, sapere che anche ciò che abbiamo deve, nei modi che preferiamo, essere offerto a tutti per il bene della società: lo dice anche la Costituzione che ci “ordina” di contribuire, ciascuno in proporzione alle proprie capacità, al benessere sociale, economico e culturale del Paese». Sì, ma “offerto a tutti” come, praticamente? In quale misura? Poniamo il caso che il ricco possieda cinque appartamenti: uno per sé, uno per il figlio, uno per il nipote, uno per il pronipote, il quinto appartamento dovrà darlo a chi vive per strada, stando al vangelo, oppure dovrà tenere per sé ben stretto pure quello? Zaccheo, dopo che Il Signore è stato a casa sua, gli dice: “Do la metà dei miei beni ai poveri, e se ho rubato qualcosa a qualcuno restituisco quattro volte tanto”. La metà dei suoi beni.

Il precursore del Cristo, Giovanni Battista, alla folla che lo interrogava su come dovesse comportarsi, rispose: «Chi ha due tuniche ne dia una a chi non ne ha; e chi ha del cibo faccia lo stesso». Significa che chi possiede due appartamenti, deve darne uno a chi vive per strada.
Impossibile? Assurdo? Un danno per l’economia? Può darsi. Però questo dice il vangelo. Don Mauro Leonardi dice un’altra cosa.

Renato Pierri

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