La guerra dei rifiuti (terza puntata)

Il guadagno di pochi per il danno di tutti

In Campania, nel 2000, è un’ Associazione temporanea di Imprese (ATI), la Fibe, ad aggiudicarsi l’appalto per la costruzione di sette impianti di produzione di combustibile derivato dai rifiuti, di due inceneritori e per la creazione di numerose discariche.
La Fibe ha come capofila la Fisia Italimpianti, controllata dal gruppo Impregilo.

La giunta regionale presieduta da Andrea Losco, succeduto a Rastrelli grazie ad un “ribaltone” all’interno della stessa maggioranza, assegna l’appalto alla Fibe in base ad una minore offerta economica ed ad una tempistica decisamente inferiore al piano complessivo presentato dall’Enel, unico altro concorrente.
L’azienda vincitrice si impegnava a concludere la costruzione del termovalorizzatore entro il 31 dicembre del 2000.

E’ importante precisare che in Italia, unico paese in Europa, gli inceneritori hanno diritto agli incentivi, i cosiddetti Cip6, introdotti dalla legge 9/1991 e dalla successiva delibera del 29 aprile 1992, che li assimilano alle fonti rinnovabili (sole, vento, geotermia, etc.) concedendo un finanziamento pari al 7% del totale pagato sulle bollette energetiche e destinando contributi pari a 296 lire a kwh prodotta.
Un affare da non perdere per un’azienda che non sembrava versare certo in ottime acque.

A seguito anche della crisi dei “bond” argentini la Miotir (anagramma di Romiti), società della famiglia, aveva 35,7 milioni di debiti con le banche e le controllate, tra cui la Impregilo.

Ad Andrea Losco succede Antonio Bassolino, che vince le elezioni regionali del 16 aprile 2000 e prende in mano, come commissario, la questione rifiuti a ridosso di un cambio di governo e di un adeguamento al ribasso dei contributi stabiliti per l’energia prodotta che causa l’immediata reazione della Fibe che vuole ridiscutere il contratto.

Giulio Facchi, sub commissario allo sviluppo della raccolta differenziata, racconta dettagliatamente l’incontro che si svolse a Palazzo Chigi con il ministro all’ambiente Willer Bordon e i responsabili del commissariato Enrico Soprano (il cui studio legale assiste l’Impregilo), Salvatore Acampora e Raffaele Vanoli, amico di Mario Scaramella (consulente di sicurezza).
Nella riunione Bassolino convince il governo ad accontentare la Fibe in tutte le sue richieste e cancella l’accordo di programma che costringeva l’azienda al rispetto dei tempi previsti ed a eseguire le richieste della committenza.
Dice Facchi che la preoccupazione di Bassolino era strettamente politica, non voleva trovarsi con la regione invasa dai rifiuti, e pur di risolvere il problema lascia campo libero all’Impregilo sia nella scelta dei terreni su cui realizzare gli impianti sia sul quantitativo di rifiuti da bruciare, disattendendo così anche le norme previste per il diverso trattamento degli stessi.

Accade così che i ritardi dell’azienda nella realizzazione dell’inceneritore, dovuti a una vera e propria mancanza di liquidità confermata dall’entrata sulla scena delle banche che la sostengono e che ottengono nuove clausole contrattuali tali da permettergli di sfilarsi in caso di inadempimenti, ricadano direttamente sui cittadini.
Le famose Eco-Balle conterranno una percentuale di umido superiore a quanto previsto dal decreto legge Ronchi (oltre il 30% invece di solo il 15%) e quindi dannose se incenerite; saranno accantonate, in attesa di essere bruciate, in siti pagati dalla Regione e non dall’azienda che ancora non aveva realizzato il termovalorizzatore; l’area in cui l’inceneritore verrà costruito è quella di Acerra, a ridosso della Montefibre, su di un terreno già profondamente inquinato dalla diossina e sul quale erano stati emanati due decreti di proroga di stato d’emergenza per permetterne la bonifica, mai realizzata.

All’inizio del 2001 si registra una nuova pesante crisi nella raccolta, che viene superata riaprendo provvisoriamente le discariche di Serre e Castelvolturno, ed inviando mille tonnellate al giorno di rifiuti verso altre regioni, quali la Toscana, l’Umbria e l’Emilia-Romagna, nonché all’estero, in Germania. Alla fine del 2001 entrano in funzione gli impianti di produzione di combustibile derivato da rifiuti di Caivano, Avellino e Santa Maria Capua Vetere, seguiti nel 2002 da quelli di Giugliano, Casalduni e Tufino, ed infine di Battipaglia nel 2003. Ciò nonostante la Campania, in mancanza di una percentuale di raccolta differenziata apprezzabile e dei termovalorizzatori, non è ancora autosufficiente, mancando un’autonoma capacità di trattare quasi un milione di tonnellate annue di combustibile derivato dai rifiuti, e più di un milione di tonnellate annue da conferire direttamente in discarica o stoccare in attesa di trattamento speciale.

Intanto Bassolino, durante la sua stagione da commissario all’emergenza rifiuti, elargisce migliaia di euro per consulenze di cui ancora oggi non se ne capisce il motivo (a Soprano e a Carta Mantiglia) e continua nella sua politica del laissez-faire alla Impregilo.

NOTE:

Impregilo: Negli anni 1989 e 1990, Fiat Impresit e Cogefar si fusero in Cogefar-Impresit. In seguito furono incorporate le società Girola e Lodigiani e il gruppo prenderà il nome di Impregilo SpA. L’attuale presidente è Massimo Ponzellini.
La Impregilo si è occupata e si occuperà di: ferrovia ad alta velocità Bologna-Firenze; Ferrovia Torino-Milano; Passante di Mestre (attivo dal luglio 2009); Autostrada Salerno-Reggio Calabria (tratto di 50 km. Ubicato nella provincia di Reggio); Ponte sullo stretto di Messina; smaltimento rifiuti in Campania.
Ma la Impregilo è stata anche coinvolta in vari scandali in Italia e all’estero: in qualità di capogruppo, è stata coinvolta e citata in giudizio rispetto a reati riguardanti l’ambiente e la salute delle popolazioni locali dell’ America Latina e dell’Africa in cui le opere venivano edificate, come il famoso caso del Lesotho Highlands Water Projec;: è stata condannata al pagamento di circa 1 milione e mezzo di euro(patteggiamento) per aver nascosto alla magistratura del piccolo stato l’avvenuta corruzione nei confronti dell’ex direttore del progetto, Masupha Sole, da parte di Impregilo stessa e di altre imprese multinazionali. Ha partecipato alla costruzione della diga di Katse la cui messa in opera ha portato a catastrofi ambientali e umanitarie; coinvolta nel crollo dell’Ospedale Regionale San Salvatore dell’Aquila; rinviata a giudizio e tuttora sotto processo per truffa aggravata nell’ambito dell’inchiesta sull’emergenza rifiuti in Campania.

Massimo Ponzellini: assistente personale del prof. Romano Prodi dal 1978 al 1979, dirigente superiore all’IRI e ha ricoperto cariche di primo piano nella Sofin SpA (gruppo IRI), nella BEI (Banca Europea per gli investimenti), nell’Istituto poligrafico dello Stato, nell’Alitalia, nella Finmeccanica e nell’ISTRA (Istituto superiore per i trasporti), nel Centro Europeo per le imprese pubbliche a Bruxelles e nella Fondazione Bormio per l’organizzazione dei mondiali di sci, vicepresidente dell’ INA Assitalia e consigliere di amministrazione della BNL.
Tiene corsi di insegnamento presso l’Università Bocconi e la Luiss.
Indagato nel 2005 per corruzione nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Milano sulla valorizzazione patrimoniale delle carceri italiane.

Andrea Losco: noto per aver raccomandato – così risulta da un elenco che è stato trovato negli uffici dell’alto commissariato – ben 14 persone che lavoravano lì dentro.

Antonio Bassolino: Nel febbraio 2008 viene rinviato a giudizio su richiesta della Procura di Napoli con ipotesi di reato che vanno dalla frode in pubbliche forniture, alla truffa ai danni dello Stato, abuso di ufficio, falso e reati ambientali, nel periodo in cui era Commissario Straordinario per l’emergenza rifiuti. Nell’ambito di questo stesso procedimento è stato disposto un sequestro cautelativo dei beni di Bassolino. In tale circostanza si è appurato che Bassolino risulta non possedere beni immobili. Durante l’udienza preliminare i PM Noviello e Forleo hanno contestato che l’emergenza rifiuti è stata l’occasione per far guadagnare cifre «inimmaginabili » a chi lavorava al commissariato straordinario, dove durante la gestione Bassolino i subcommissari hanno ricevuto compensi pari anche a novantacinquemila euro al mese. I vertici di Impregilo e alcuni ex rappresentanti del commissariato si sarebbero letteralmente arricchiti: il subcommissario Vanoli percepiva un milione e cinquantamila euro all’anno, i subcommissari Paolucci e Facchi, compensi tra gli ottocento e i novecentomila euro.

Giulio Facchi: l’8 maggio 2008 la Corte dei Conti, sezione giurisdizionale per la Regione Campania, imputato nel processo sulla gestione del ciclo dei rifiuti in Campania in qualità di ex subcommissario, viene condannato al risarcimento di 250 mila euro. La sentenza 918/2008, risale al 24 aprile ed è pubblicata sul sito web della Corte dei Conti. Ha soltanto il diploma di terza media

Enrico Soprano: incassa due volte l´onorario di 154 mila euro previsto per la sua attività di consulente per il Commissariato ai rifiuti. Di quei suoi due elaborati la Procura non è riuscita a trovare alcuna traccia negli uffici del Commissariato. A conclusione del giudizio con rito abbreviato viene condannato a un anno e sei mesi di reclusione (pena sospesa) per l’accusa di concorso in peculato.

Raffaele Vanoli: condannato con il rito abbreviato per peculato a 2 anni di reclusione (doveva rispondere anche dell’episodio Carta Mantiglia)

Mario Scaramella: Alla vigilia di Natale del 2006, è arrestato dalla DIGOS a Napoli con l’accusa di traffico internazionale d’armi e violazione del segreto d’ufficio. Il 27 dicembre 2006 è sottoposto per sei ore ad interrogatorio di garanzia dal sostituto procuratore di Roma, Pietro Saviotti. È scarcerato nel febbraio 2008, dopo aver patteggiato una condanna a 4 anni di carcere, parzialmente coperta dall’indulto.

Michele Carta Mantiglia: è amico di Giulio Facchi oltre che bergamasco come lui. Venne nominato da Bassolino consulente nel 2002 per curare i rapporti del commissariato con gli impianti di smaltimento dei rifiuti in Lombardia, ai quali la Campania si rivolgeva per smaltire le migliaia di tonnellate di spazzatura giacenti in strada. Si era già occupato di rifiuti: era stato infatti amministratore delegato e detentore di una parte del capitale di Ecolservice Italia srl, compagine costituita nell’ottobre 1986. Oggetto sociale: raccolta, trasporto anche per conto terzi, stoccaggio e smaltimento dei rifiuti. La parte restante del capitale di Ecolservice — 87,17% — era di Ecoltecnica Italiana spa, sino al luglio 1998 controllata da Giorgio e Salvatore Di Francia e da Domenico La Marca (vedi seconda puntata “guerra dei rifiuti”), i quali hanno gestito, tra l’altro, la discarica di Pianura per decenni. Dal commissariato percepiva 413 euro al giorno: la tariffa professionale prevista per i ragionieri nel caso in cui, per svolgere il mandato loro affidato, siano costretti ad allontanarsi per tutta la giornata dal proprio studio. Per il pm, però, «tali tariffe non erano applicabili all’indagato, il quale non era iscritto all’albo dei ragionieri e non poteva svolgere alcuna attività professionale di ragioniere».

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