La guerra dei rifiuti (quarta puntata)

Bassolino, nel 2005, assolto al suo mandato di commissario straordinario all’emergenza rifiuti, (il “come” lo abbiamo raccontato nella puntata precedente e lo sta verificando un processo in corso a rischio prescrizione), dichiara: “Quando sono arrivato alla Regione il piano già c’era. A decidere non sono stato io. Tutte le scelte più importanti erano state già fatte”….

La stessa Iervolino, eletta sindaco nel 2001, già nel 2003 dichiara: “Ci stiamo avviando alla normalità” per poi ribadire appena otto mesi dopo “Abbiamo qualche problema (soltanto?), ma da noi le mafie non esistono” e solo nel 2005 si accorgeva che: “Napoli deve avere il termovalorizzatore” (doveva averlo nel 2000 !).

Un lavarsi le mani che segna tutta la gestione del problema rifiuti da parte del centrosinistra in Campania.

Eppure proprio nell’estate del 2004 viene pubblicato, sulla rivista medica “The Lancet Oncology”, uno studio sull’incidenza tumorale in Campania, fatto dal dottor Alfredo Mazza, ricercatore in fisiologia Clinica del CNR di Pisa. Lo studio si riferisce ad un’area compresa tra Acerra, Pomigliano d’Arco, Nola e le falde settentrionali del Monte Somma (Parco nazionale del Vesuvio),zona che divenne poi nota come “triangolo della morte”.

Le statistiche sono agghiaccianti e si scontrano con le parole di chi avrebbe dovuto controllare e gestire e non lo ha fatto!

Nel “triangolo”, dati 2004, vi ci abitano 550.000 persone (attualmente circa un milione), e l’indice di mortalità (percentuale calcolata sul numero di morti l’anno per ogni 100mila abitanti) per tumore al fegato è del 38,4 e del 20,8 rispettivamente per gli uomini e per le donne, a fronte di una media nazionale del 14. Superiori alla media nazionale anche i casi di tumore alla vescica e al sistema nervoso.

Lo studio rileva un inquinamento provocato dalla presenza di rifiuti tossici provenienti, soprattutto, dalle industrie del nord Italia, come rivela il boss Gaetano Vassallo, legato al clan dei Casalesi.
Un traffico “permesso” dalla diffusa corruzione di politici e funzionari del commissariato di Governo.
Nel territorio e negli stessi abitanti si trovano alte concentrazioni di PCB, prodotti da industrie chimiche assolutamente assenti nella nostra regione.
Ed è nello stesso 2004 che , ad Acerra, scattano le violente proteste della popolazione contro la costruzione dell’inceneritore in un’area già devastata dalla presenza della Montefibre, azienda chimica specializzata nella produzione di acrilici.

Nell’area, già dal 2002, c’era una presenza elevata di diossina, causa principale della decimazione di bestiame (soprattutto pecore) che gli allevatori denunciavano. Le stesse falde acquifere risultavano fortemente inquinate, tanto da costringere alla chiusura di 79 pozzi artesiani.

Ed ancora sono del 2001 le indagini della procura di Milano su un colossale traffico di rifiuti tossici ed inquinanti da Brescia verso Napoli e Caserta (circa 18.000 tonnellate), e quelle della Procura di Santa Maria Capua Vetere (Operazione Cassiopea) che vedono indagate 98 persone tra imprenditori settentrionali, faccendieri e mediatori per aver “smaltito”, solo nella provincia di Caserta, 1 milione di tonnellate di rifiuti tossici.

Un vero e proprio “programma” di avvelenamento di una intera regione, divenuta la pattumiera d’Italia !

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