La compassione di padre James Martin non è la compassione del Catechismo

«Ogni buon ponte porta la gente su entrambe le sponde. Il mio scopo con questo libro è quello di esortare la Chiesa a trattare la comunità Lgbt con “rispetto, compassione e sensibilità” (una frase del Catechismo della Chiesa cattolica) e incoraggiare la comunità Lgbt a fare altrettanto… ».

Così, padre James Martin, autore del libro “Building a Bridge”, in un’intervista pubblicata dal mensile Jesus sul numero di luglio, e che leggo sul blog “Come Gesù” del prete e scrittore Mauro Leonardi.

Sono anni che scrivo a favore delle persone omosessuali e contro le discriminazioni della Chiesa nei loro riguardi, e quindi non posso che essere contento di queste parole. Come delle seguenti: «Gesù ha sempre raggiunto le persone che si sono sentite ai margini e le ha riportate al centro della comunità. I margini è dove i gay si sentono. Sono i lebbrosi di oggigiorno. Non c’è nessuno all’interno della Chiesa oggi che si sente più marginalizzato di loro».

Però, non posso fare a meno di esprimere il mio pensiero riguardo alla frase contenuta nel Catechismo della Chiesa cattolica. Il Catechismo, prima concia per le feste le persone omosessuali parlando dei loro rapporti d’amore in questi termini: “Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che « gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati ». Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati”. Poi stabilisce come gli omosessuali si devono comportare: “Le persone omosessuali sono chiamate alla castità”. Vale a dire: devono rinunciare all’esercizio della sessualità per tutta la vita. Li discrimina, quindi, crea le condizioni perché siano infelici, e poi dice con ipocrisia: “Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza”.

Ma che generosità! Un uomo maltrattava la moglie e poi se n’andava in giro dicendo che le mogli devono essere trattate con rispetto, compassione, delicatezza. La compassione e la delicatezza del Catechismo non sono la compassione e la sensibilità di cui parla padre Martin. Lui ha compassione delle persone omosessuali perché marginalizzate dalla Chiesa, Il Catechismo (fingiamo sia una persona) ha compassione di questi sventurati dall’inclinazione disordinata, di questi sventurati cui è capitata la disgrazia d’essere omosessuali.

Un’altra breve osservazione riguardo alle parole: “E incoraggiare la comunità Lgbt a fare altrettanto”. Beh, non mettiamo sullo stesso piano chi da sempre ha discriminato e chi da sempre è stato discriminato.

Renato Pierri

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