Il Garante del bilancio

Ne abbiamo viste e sentite, sulla nostra pelle, di tutti i tipi in questi anni della crisi voluta dal capitale per affossare speranze e popoli.

Tombeur di olgettine, ipocrite dalle lacrime facili, novelli “shhhshhh” anglofoni, sostenuti ed accompagnati , sempre e puntualmente, da chi rivestiva i panni della carica di garante della Costituzione, raccontavano la favola del mercato buono e del welfare cattivo, di “bianco bilancio” e della “strega spread”, del futuro di quei giovani che già lo cercavano in altri paesi, di pensioni care e non sostenibili, di vitalizi sacrosanti ed intoccabili, di risparmi salvati perché “spostati” nei portafogli delle banche.

Mentre la gente moriva di fame, perdeva il lavoro, non aveva come curarsi e dove curarsi, dagli scranni di chi non vive questi problemi, e di quegli degli altri se ne frega alla grande, al grido “salviamo i bilanci” hanno pensato, scritto e poi approvato le leggi più nefande dal dopo guerra ad oggi, hanno “concesso”, senza alcun controllo, pezzi del paese e della sua ricchezza a privati capaci solo di rubare, hanno lasciato nelle mani della speculazione finanziaria il comando politico del paese, hanno tradito la Costituzione e la gente.

Si lasciavano i terremotati nelle tendopoli, i migranti in campi fatiscenti ad essere sfruttati dalle mafie, colluse con la nostra politica, si corrompeva, si corrompe e si corromperà, si inquinava, si inquina e si inquinerà, ma tutto rigorosamente, almeno così pare, nel rispetto dei conti pubblici.

Quei conti che non tornano per quei cittadini anch’essi citati negli articoli della Costituzione, giusto quelli completamente dimenticati dai nostri ultimi Presidenti della Repubblica, diventati garanti esclusivamente del bilancio, di quella forzatura introdotta in una Costituzione che parlava di tutt’altro, che nei fatti ne stravolge il senso ed il significato profondo che i padri costituenti avevano voluto dargli.

Una forzatura voluta, studiata a tavolino, per giustificare le nefandezze, per evitare che fossero accusati tutti, nessuno escluso, di alto tradimento.

Nessun articolo della Costituzione, difatti, fa alcun cenno ai soldi, al bilancio. Tutti si pongono l’obiettivo di migliorare e far crescere il paese, dando dignità a tutti, con il lavoro, con la sanità, con la scuola, con pari opportunità.

L’unico modo per sottomettere tutto questo ad un concetto che di democratico e costituzionale non ha nulla è quello che hanno utilizzato. Pensato da Tremonti, ministro dell’ Economia del governo Berlusconi, e poi varato dal governo Monti, con l’appoggio dell’intero PD (180 presenti 180 voti a favore), nei fatti hanno cancellato tutto il resto, un resto servo degli interessi dello spread e dei mercati.

Il primo articolo della Costituzione potrebbe oggi essere tranquillamente letto così: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul pareggio di bilancio. La sovranità appartiene ai mercati, che la esercitano nelle forme e nei limiti che loro stessi si pongono”.

Il Pasquino

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