Il femminicidio e il Papa quasi all’altezza dei tempi

Su “il sussidiario.net” del 26 dicembre: “Oggi Filomena ci ha voluto far sapere che, a proposito della violenza sulle donne, Papa Francesco non ha voluto fare un discorso Urbis et Orbis ma ha scritto a lei, una donna sfregiata con l’acido dal marito, per chiederle scusa.
Il rischio delle ricorrenze “mondiali” infatti è che, seppur necessarie, finiscano per emancipare ciascuno di noi dallo sforzo di immergersi nelle singole vite, dal dovere di soffermarsi sulla vita con nome e cognome, quella che ha un volto sfregiato. Come Gesù, il Papa tocca e si fa toccare da una vita particolare. Bergoglio sa di non potere salvare tutti e arrivare a tutti e allora, manifestando così vera umiltà, arriva a una, la chiama per nome, accoglie la sua storia di sofferenza, la carezza e le dà parole di dolcezza e di scusa” (don Mauro Leonardi).
In realtà, Gesù faceva entrambe le cose: toccava e si faceva toccare da una vita particolare, e parlava alle folle.
Ma papa Francesco ha parlato anche pubblicamente contro il femminicidio. Lo fece nel 2015, sul volo di ritorno da Cracovia, quando disse: «Tutti i giorni quando sfoglio i giornali vedo, ad esempio qui in Italia, omicidi, di mogli e di suocere. E questi sono fatti da cattolici». E nel gennaio scorso, durante il viaggio in Perù: «La violenza contro adolescenti e donne è un grido che arriva al cielo». E poi, a Puerto Maldonado: «Non è lecito naturalizzare la violenza sulle donne, sostenendo una cultura maschilista che rifiuta il protagonismo della donna all’interno della comunità. Non è lecito guardare dall’altra parte mentre tante donne, in particolare le adolescenti, sono calpestate nella loro dignità». A Trujillo, pronunciò per la prima volta il termine “femminicidio”: «Guardando alle madri e alle nonne, voglio invitarvi a lottare contro una piaga che colpisce il nostro continente americano: i numerosi casi di femminicidio. E sono molte anche le situazioni di violenza che restano silenziate dentro tante pareti. Vi invito a lottare contro questa fonte di sofferenza chiedendo che si promuova una legislazione e una cultura di ripudio a qualunque forma di violenza».
Bisogna riconoscere a questo papa buono e intelligente, quasi all’altezza dei tempi, il merito d’essere stato il primo pontefice a pronunciare discorsi severi contro la piaga schifosa che affligge ancora tanti paesi del mondo, compresa la civilissima cristiana Italia.
Questa ferma presa di posizione di Papa Francesco contro il femminicidio, è una novità, se non erro, nella storia della Chiesa. Benedetto XVI e Giovanni Paolo II ignorarono, sempre non mi sia sfuggito qualche discorso, il grave problema.
Del resto, le donne non sono mai state tenute in grande considerazione dagli uomini della Chiesa, basti pensare che ancora oggi viene loro negato il sacerdozio.
Nell’aprile del 2011, quando sul soglio di Pietro sedeva Papa Ratzinger, scrivevo in una lettera ai giornali: “Un’educazione che cambi radicalmente la mentalità degli uomini, ma anche delle donne. Dovrebbe essere una delle principali preoccupazioni della politica. E una delle principali preoccupazioni della Chiesa. Non so se mi sia sfuggito, ma non mi pare d’aver mai sentito una parola del Papa sul femminicidio in Italia. Ma forse ha ben altro cui pensare”.
Le mie parole non arrivarono a Benedetto XVI, misteriosamente saranno arrivate al mio quasi coetaneo Bergoglio. Non è la prima volta.
Renato Pierri

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