Il corridoio

Paci è il personaggio di un romanzo. E’ sposata con René, un uomo che la trascura. Ha un amante, una bimba che si chiama Marta e un’ amica che si chiama Stella. Da vent’ anni vive a Roma e si mantiene facendo pulizie.

 

È bene? È male?
Lo so che ci sono queste due grandi scatole.
E per te la vita è mettere le tue giornate, le tue persone, te.
In una scatola, o in un’altra.
Ogni giorno, ogni momento.
La sua scatola. La scatola giusta. Che giudichi tu. Che decidi tu.
Io no, io so che ci sono le scatole.
Guardo cosa c’è dentro.
Ma quello che vivo. Quello che è mio.
L’ho dato via, lo do ogni giorno, lo do a lui.

Quando sto con te ho le mani vuote quando sono piene.
L’ho dato a lui.
A lui, che è qui davanti a me.
Guardare la mia vita.
Fermarsi a guardare le cose che accadono.
Senza spiegare. Senza giudicare.
Regalare alla mia vita.
Alla sua vita.
Il mio sguardo.

Sai perché lo amo? Sai perché lo amo?
Perché mi dà quello che ha. Che è.
E così mi permette di scegliere veramente, di amare.
Di sceglierlo. Di amarlo.
Non mi dà quello che mi tiene buona.
Quello che non ha ma che secondo lui vorrei io.

Dovrebbe recitare per darmi quello che non ha, che non è.
E io amerei una recita, un lui che non esiste.
E per lui sarei una fatica.
Un copione da ricordare.
E il tempo di stare con me, un palco da salirci sopra.

Grazie che non mi ami per farmi sentire amata.
Grazie che mi ami perché ami me.
Stai con me in questo casino davanti al bene e al male.
Stai con me fino alla fine per tutto il tempo com’era all’inizio.
Guardi con me la mia vita come io guardo la tua.
Mi regali questo tempo che non ha coperchi.

E poi a me, René, anche quando non ci sei, mi piace stare in casa.
E, tra le cose di casa, una mi piace tanto.
È il corridoio.
Mi piace rimanere un po’ in corridoio.
Guardarlo così a lungo.
Ogni stanza ha la sua motivazione.
Ogni stanza ha il suo padrone.
Ogni stanza ha il suo momento, il suo orario.
Il corridoio, no.
Sta in mezzo alla casa.
Non ha una funzione necessaria.
Tu, René, dici che è uno spreco di spazio.
Dici che nelle case moderne, infatti, non c’è più.
Il corridoio non lo fanno più, non è funzionale.
Sono tutte a pianta quadrata, hai detto.
Cioè non c’è il corridoio ma si passa da una stanza all’altra. Ha detto così.
E invece a me piace tanto.
Mi ci riconosco.
Certe persone sono come i corridoi.
Se la vita fosse come una casa, certe persone sarebbero corridoi.
Al centro della casa, lunghi tutta la casa.
Come una spina dorsale.
Non hanno una funzione loro.
Non ci si lava, non ci si dorme, non ci si cucina, in un corridoio.
Non hanno un padrone.
Nessuno dice che il corridoio è la propria stanza.
Nessuno lo prende per sé ma tutti lo passano, lo usano.
Non ha un suo momento, è sempre lì, giorno, notte, pranzo, colazione.
Quando serve.
Non ha una finestra.
La luce la prende dalle altre stanze e quindi un po’ di luce ce l’ha sempre.
Non ha una porta.
Tutte le porte delle stanze, sono le sue porte.
Serve per passare da una stanza all’altra.
Sente i rumori di tutte le stanze.
E la cosa più bella del corridoio è che lo amano i bambini.
Se non possono uscire.
Se fa freddo.
Se piove.
Ci si può giocare a pallone.
Perché è lungo e senza mobili.
Se la signora di sotto non c’è, ci puoi giocare con le macchinine e fare la pista o puoi correre.
È un peccato che i corridoi non ci sono più.
È bello che ci sono le persone corridoio.
Quelle che ci passi in mezzo per andare a fare le cose che si fanno nelle altre stanze.
E intanto ci lasci qualcosa.
E poi ce la ritrovi.
E pensi una cosa mentre vai di là e lo percorri.
E se sei bambina, e il sole fuori non c’è, accendi la luce in corridoio e giochi quanto vuoi.
A me, della casa, piace il corridoio.

Mauro Leonardi

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