I cocci rotti

Paci è il personaggio di un romanzo. È sposata con René, un uomo che la trascura. Ha un amante, una bimba che si chiama Marta e un’amica che si chiama Stella. Da vent’anni vive a Roma e si mantiene facendo pulizie 

 

 

 

A volte sono una neonata che ha bisogni.
Sono solo bisogni, tutta bisogni.
Voglio essere amata senza misura.
Se no strillo.
Come una neonata gelosa.
Voglio essere amata senza misura.
Voglio essere io quella per cui il tempo si trova sempre.
Voglio essere io quella per cui saltano tutti gli appuntamenti.
Per cui il traffico si scompare.
Per cui si trova spazio tra le cose da fare in una giornata.
Vorrei vorrei vorrei vorrei vorrei vorrei vorrei.
E poi rimango senza fiato.
Non è giusto.

Ci ho provato.
Ho fatto una cosa con te, René.
Lo sapevo che volevi farla da solo ma ho pensato, ho pensato.
Ho voluto credere che potevo, che potevamo.
Invece no.
Eravamo appena usciti e hai subito detto no.
Che non si faceva così, che si vedeva che non volevo farlo.
Che avevo fretta, che non si faceva così.

Forse hai ragione, sai?
Forse è inutile cercare di attaccare pezzi che si sono rotti.
Quando una cosa si rompe non basta rimetterla insieme.
Ci vuole una colla. Io pensavo che bastava che volevo.
Che ci provavo.
Ma non basta.
Che basta volere le cose per ottenerle, è una bugia.
Sicuro è una bugia con le persone.
Se ci sono due persone ci vuole amore, se no le cose non vengono belle.
Vengono fatte, ma non vengono belle.
L’amore non è un poema d’amore.
A me basta che dici il mio nome.
A me bastano quelle quattro lettere.
Se Renè diceva: Paci lo hai fatto male, io mi sarei appiccicata.
Tutto si sarebbe aggiustato.
Tutti i pezzi.
Ma lui ha detto: hai sbagliato. Punto.
Se lui scriveva un sms con scritto: No, Paci non torno a cena.
Se scrive così.
Invece scrive: No.
E allora i pezzi rimangono cocci.

Mauro Leonardi

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