I campi di concentramento della democrazia europea

Minniti non sta più nella pelle. E’ fiero, orgoglioso, di aver fermato il flusso dei disperati, di averli fatti rinchiudere in strutture che non forniscono il minimo per la sopravvivenza, strutture, che solo 70 anni fa, venivano chiamate campi di concentramento.

 

Delle condizioni di vita di queste persone il signor Minniti giura che se ne occuperà in un secondo momento, quando avrà tempo.

Per ora si pensa di dare alla Libia ancora miliardi di euro per costruire altri campi con il filo spinato, per rinchiudere quei poveri che danno tanto fastidio all’Europa ed ai razzisti di ogni epoca.

Tutti d’accordo, dalla Germania alla Francia, tutti concordi a dimostrare a quei popoli, che hanno derubato di tutto con la crisi prodotta e voluta dalle banche, che il problema che deve emergere, sempre e comunque, non sono le storture, le deviazioni maniacali di un sistema assassino e marcio, ma la povertà, quella di un colore diverso, almeno per adesso, poi forse sarà di un odore diverso, di un quartiere diverso, di un condominio diverso, in quella strategia che fomenta la lotta tra i poveri, per salvaguardare i privilegi indegni dei ricchi.

In quei campi ci sono le vittime di questo sistema e dell’imbecillità di quei molti, troppi, che ritengono siano loro il problema, loro la causa delle nostre difficoltà, non accorgendosi che sono solo l’avanguardia di quello che accadrà anche a noi … e quanto accaduto, ed accade, in Grecia avrebbe dovuto insegnarcelo.

Ma l’ Italia non solo non ha alcuna memoria, sembra non avere neanche più né cuore, né sentimento, né ragione ed appare soddisfatta del male che si fa ai più deboli, appagata, nel suo declino morale, dell’ ignoranza, sua unica arma e scudo.

Mentre nei salotti di un potere, sempre più arrogante e ricco, si ride e si mangia, alla faccia dei dementi che ancora credono in loro, sulle coste dell’Africa la povertà paga il prezzo del loro disprezzo.

Il Pasquino

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