Gli pseudonimi e il record delle lettere sui giornali

Non capisco perché gli pseudonimi nel mondo dell’arte, nella letteratura, da sempre esistiti, e da un po’ di tempo presenti a iosa sulla rete internet, non danno fastidio a nessuno, e in calce alle lettere pubblicate dai giornali danno fastidio a molti, e persino a qualche giornalista.

Un’azione è buona qualora buono è il suo fine (diffusione delle idee) e buono o perlomeno innocuo (ricorso agli pseudonimi) il mezzo. Che male c’è?

Grazie agli pseudonimi il sottoscritto (la firma non è uno pseudonimo, lo giuro), spinto da amore per la verità e per la giustizia, e non dal piacere di vedere il proprio nome sui giornali (il ricorso agli pseudonimi ne è la prova), ha forse battuto il record delle lettere pubblicate sui più importanti quotidiani e settimanali: almeno un paio di migliaia. Grafomane, come ebbe a definirmi un religiosissimo scrittore che non ricordo perché ce l’aveva con me?

Ma no, ma no, i giornali non pubblicano roba di poco valore che non interessa a nessuno. E poi, modestia a parte, alcune di quelle lettere sono piccoli capolavori. Perché dunque tanti pregiudizi? La giornalista che cura il blog di un notissimo settimanale, da quando ha saputo dei miei pseudonimi, cestina regolarmente le mie lettere che prima regolarmente pubblicava e alle volte commentava. Un caso? Ma sì, per forza un caso, è una signora intelligente, come potrebbe avere pregiudizi del genere?

Renato Pierri

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