E’ cosa buona per l’omosessuale non toccare omosessuale

“Riguardo poi alle cose di cui mi avete scritto: è cosa buona per l’uomo non avere contatti con donna, tuttavia, a motivo delle impudicizie, ciascuno abbia la sua moglie, e ogni donna il suo marito” (1 Co 7, 1). Mi è tornato alla mente questo passo di san Paolo, riflettendo sull’articolo di padre Pino Piva su Avvenire del giorno 11 febbraio.

Il titolo: “Fedeltà e amore di Dio: ecco la verità sul ritiro per gli omosessuali”. Però san Paolo, sebbene dicesse cose non giuste, parlava chiaro. Padre Pino Piva un po’ meno.
Prima scrive: “Alla base di tutto questo clamore mediatico, c’è stato un fraintendimento preventivo”. E poi: “L’argomento del ritiro era sì la fedeltà, ma non tanto quella “tra coppie omosessuali”, innanzi tutto quella che Dio esprime con il suo amore verso tutte le creature, specialmente quelle più fragili e bisognose di aiuto”. “Non tanto… ma innanzi tutto”. Che significa? Che l’argomento era anche la fedeltà tra coppie omosessuali, sebbene l’intenzione fosse di dare maggiore spazio all’argomento della fedeltà “che Dio esprime con il suo amore verso tutte le creature”. Allora il fraintendimento al più era solo parziale.
In realtà, le dichiarazioni di don Gianluca Carrega non davano luogo a fraintendimenti, erano chiarissime: «La legge può anche non prevedere l’obbligo di fedeltà, ma riflettendo sull’affettività dei gay, possiamo dire che ciascuno merita un amore esclusivo, unico. La legge può decidere quali siano i requisiti minimi, ma noi vogliamo parlare di qualità del rapporto» (La Stampa 3 febbraio). E ancora: «Come dice il vescovo di Nanterre, Gérard Daucourt, alcuni dei gay che decidono di vivere in coppia vi trovano una maggiore serenità e cercano di restare fedeli. E noi dobbiamo valorizzare ciò che di bello c’è nella loro vita».
Forse don Gianluca aveva un’intenzione e padre Pino Riva ne aveva un’altra? Scrive, padre Riva: “L’esperienza dell’amore fedele di Dio, è un modo per mettere ordine nelle relazioni dis-ordinate: omosessuali o eterosessuali, amicali o familiari”. E come si metterebbe ordine nelle relazioni omosessuali, se non rinunciando alle stesse, e abbracciando la castità per tutta la vita? In conclusione: “E’ cosa buona per l’omosessuale non toccare omosessuale, tuttavia, se non gli riesce, meglio vivere in coppia ed essere fedele”. Oppure: “Omosessuali, se non sapete contenervi, meglio sposarsi che ardere!”
Ma perché questi tentennamenti, queste contraddizioni, questo fare un passo avanti e due indietro? Semplicemente perché la ragione, inesorabile, dice a tanti uomini della Chiesa che nell’amore tra persone omosessuali non c’è niente di male, e la dottrina dice loro il contrario. Manca il coraggio di dire chiaramente che la dottrina è sbagliata. Ma credo sia questione di tempo.

Renato Pierri

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