Dio è sempre Dio in qualsiasi modo lo si chiami

Papa Francesco: «Chiedo perdono ai Rohingya, oggi Dio si chiama anche così». Le parole esatte credo siano state le seguenti: “La presenza di Dio oggi si chiama anche Rohingya”.

I nomi servono a distinguere una persona da un’altra, semplicemente perché le persone sono tante, sono diverse l’una dall’altra. Dio essendo unico, non avrebbe bisogno d’essere distinto con un nome da altri dei. Possiamo chiamarlo come vogliamo. E non è importante se si tratta di un nome femminile, maschile o neutro. Importante è sapere che ci rivolgiamo all’unico Dio. Così oggi possiamo anche chiamarlo Rohingya, come ha detto il Papa in Bangladesh.

Non sembra dello stesso parere l’amico prete e scrittore Mauro Leonardi, che scrive tante cose giuste e raramente qualcosa di sbagliato, come tutte le persone, del resto, buone e intelligenti. Sull’ultimo numero del settimanale Gente, scrive qualcosa di sbagliato. Alcune righe: “La Chiesa di Svezia non si riferirà più a Dio con la parola Signore né si esprimerà più al maschile. Se non mi sfuggono sottigliezze linguistiche visto che lo svedese non è l’italiano, penso di poter affermare che una decisione simile non potrà mai essere anche della Chiesa Cattolica. Capisco e condivido il desiderio di usare un linguaggio inclusivo e rispettoso delle identità di genere ma rimane il fatto che Gesù era maschio e Maria sua madre era femmina… Bisogna ricordare poi che fino ad oggi tutti i cristiani si sono rivolti al Padre o al Signore declinandoli al maschile: cambiare pertanto sarebbe non pregare più lo stesso Dio. E invece la comunione con la propria memoria, avere una genealogia anche nella fede, fa parte dell’identità cristiana: quando un cattolico si rivolge a Dio deve rivolgersi allo stesso Dio cui si rivolgevano i membri della Chiesa di duemila anni fa e appunto i nostri antenati non si sono mai rivolti a Dio in forma neutra”.

Suvvia, Mauro, come fai a ignorare che i nostri antenati si sono rivolti al Padre declinandolo al maschile semplicemente perché membri di una società marcatamente patriarcale? Per rendersene conto non basta una scorsa alla Bibbia? Se questa fosse nata in una società matriarcale, molto probabilmente avrebbe attribuito a Dio prima la creazione di Eva e poi di Adamo da una costola di Eva, mentre questa dormiva. Molto probabilmente anziché leggere: “Il Signore diede questo comando all’uomo: «Di tutti gli alberi del giardino tu puoi mangiare…». Poi il Signore Dio disse: «Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto a lui corrispondente»”, avremmo letto: “La Signora diede questo comando alla donna: «Di tutti gli alberi del giardino tu puoi mangiare…». Poi la Signora Dea disse: «Non è bene che la donna sia sola: le voglio fare un aiuto a lei corrispondente»”. E si potrebbe andare avanti fino alla fine. Molto probabilmente sarebbe stato Adamo a tentare Eva. Molto probabilmente oggi non parleremmo del peccato di Adamo ma del peccato di Eva.

Riguardo a Gesù: ovvio che non possiamo chiamarlo diversamente, però vale la pena chiedersi perché Maria concepì un bambino e non una bambina. I bambini sono più importanti delle bambine? Per molta gente ancora oggi è così. Sicuramente era così nella società patriarcale ebraica. Chi avrebbe mai dato retta ad un Messia donna? Sicuramente non sarebbe finita sulla croce.

Renato Pierri

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