Dialogo tra una figlia pazzerella e una saggia mammina

“Tu non sai mammina quanto ho sofferto oggi, un vero calvario quella metro B. Stanchissima, dopo una giornata di lavoro, sono salita alla fermata del Colosseo, dopo aver aspettato ben 15 minuti. Tutto il viaggio In piedi, pressata come una sardina in scatola, l’aria irrespirabile”
“Povera figlia mia, quanto mi dispiace”
“Ma no, mammina, non ti devi dispiacere”
“A me dispiace, eccome se mi dispiace”
“E non è finita: le scarpe nuove mi hanno rovinato i piedi. Che dolore che dolore, non ce la facevo più”
“Povera figlia, quanto mi dispiace, ci ha messo un cerotto? Domani cambia scarpe”
“Ma no, mammina, non ti devi dispiacere, devi essere contenta”
“Ma che dici, figlia mia, come potrei essere contenta?”
“Perché io le offro a te queste mie piccole sofferenze. Tu ha tanto sofferto per me e io adesso ti offro queste mie sofferenze”
“Ma sei ammattita, figlia mia? Mi offri le tue sofferenze, ma che significa? E io dovrei anche essere contenta? Ma che senso ha?”
“Mamma, l’ho letto sul blog “Come Gesù”, aspetta, te lo faccio leggere sul cellullare, ecco: «Quella piccola sofferenza che ognuno incontra nel quotidiano… offrire piccole contrarietà, incomprensioni… chiudersi nella stanza del cuore, per accettare-offrire tali piccolezze: eppure sono proprio il terreno della santità comune… ». Capito, mammina? Sul blog dicono di offrire le sofferenze al Signore, io anziché offrirle al Signore, che di sofferenze già ne avute abbastanza per conto suo, e di offerte di sofferenze avrà i magazzini del paradiso stracolmi, le offro a te. Contenta?”
“Cose, prive di senso, figlia mia, prive di senso”
“Poi ho fatto anche un piccolo sacrificio: una generosa elemosina a Olga, la vecchietta che sta sempre seduta sul muretto alla stazione metro di Pietralata”
“Ecco, adesso ha un senso dire che offri al Signore questo piccolo sacrificio, giacché gli fai cosa gradita aiutando un bisognoso”
“Ho capito, mamma, non ha senso offrire al Signore i doloretti per le mie vesciche ai piedi. Che peccato!”
“I poveri… in una società veramente cristiana i poveri non dovrebbero esistere”
“Ma no, mamma, Gesù ha detto… aspetta che te lo leggo, anche questo è sul blog “Come Gesù”, ecco: «Gesù dice che i poveri li avremo sempre tra noi»”
“Ma ti pare, figlia mia, che Gesù avrebbe fatto una così brutta profezia? Quel “sempre” si riferisce alla vita dei discepoli. Negli Atti degli Apostoli si legge: «La moltitudine di coloro che avevano abbracciato la fede aveva un cuore ed un’anima sola. Non v’era nessuno che ritenesse cosa propria alcunché di ciò che possedeva, ma tutto era fra loro comune…Non c’era infatti tra loro alcun bisognoso». Vedi? I primi cristiani non ebbero i poveri sempre con loro. La povertà in una società cristiana dovrebbe scomparire. E’ come se Gesù avesse predetto l’inutilità della sua predicazione. Non è possibile”
“Ho capito, mamma, sul blog “Come Gesù” ogni tanto si leggono cose non vere”
“E’ così, figliola, proprio così. Importante che ogni tanto vi si leggano anche cose vere”.

Renato Pierri

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