Cose tremende non sentite come cose tremende

«Sipario alzato a Repubblica delle Idee sulle “Cronache di SottoMissione”, il reading del movimento DissensoComune sulle donne, sulle violenze subite e la loro ribellione, con il teatro Comunale pieno di spettatori rimasti muti, agghiacciati dai primi minuti di un incontro che doveva colpire duro.

L’appuntamento si apre con dei pugni alle coscienze, la lettura di Valeria Golino, Alba Rohrwacher e Jasmine Trinca, tre tra le attrici italiane che hanno firmato la lettera manifesto Dissenso Comune dopo la nascita del movimento #MeToo, di testi di storie vere di violenze sessuali: “Mi ricordo le botte, mi ricordo quando mi ha appesa alla tromba delle scale”. “Quel poliziotto quando gli ho denunciato cosa ho subìto, ha giudicato il racconto imbarazzante”. E le bruciature di sigarette sui seni, le coltellate, le lamette sul viso. Gli schiaffi davanti ai figli. Un concentrato di orrori quotidiani che esce dai faldoni delle denunce e dalle voci delle attrici che con freddezza crudele le mettono in piazza, le svelano senza pudori. E poi ancora, la storia di Anna Maria, 13 anni, picchiata e stuprata in paesino della Calabria, e ancora oggi chiamata puttana, che ha avuto il coraggio di denunciare il branco solo quando le hanno chiesto il sacrificio della sorella minore. E un’altra donna che ha trovato il coraggio di scagliarsi contro il suo stupratore solo dopo quarant’anni. Sono solo alcune delle parole arrivate da questa performance che non ha niente di letterario, cronache di violenza come un trattato di polizia» (La Repubblica, 7 giugno).

Perché accadono ancora nel nostro paese queste cose tremende? Me lo chiedo spesso, ogni volta che leggo sui giornali notizie di donne maltrattate, picchiate, uccise. E forse la risposta è semplice: perché la maggior parte della gente, donne comprese, è indifferente. Sono moltissimi a dire che sono cose tremende, ma pochi le sentono come cose tremende.

Il femminicidio per molti è un grave problema, pochi lo sentono come un grave problema. Un esempio: non so quante volte ho scritto a Beppe Severgnini, per invitarlo a smettere di pubblicare senza un rigo di disapprovazione (chi tace acconsente), sul suo blog “Italians – Corriere della Sera”, lettere alle volte sciocche, alle volte scritte anche bene, con furbizia, di misogini, di maschilisti, offensive verso le donne. Il giornalista non se ne dà per inteso. Se ricevesse dieci, cento lettere, mille lettere di protesta, smetterebbe di pubblicare questo genere di missive. La gente evidentemente non gli scrive, perché non sente il problema. E’ indifferente. E Severgnini? Anche lui maschilista, sessista, misogino? No, forse no. Semplicemente è indifferente, il problema non lo tocca. Magari anche lui dice che maltrattamenti e uccisioni di donne sono cose tremende, ma non le sente come cose tremende.

Aspettiamo la prossima notizia tremenda. Domani, dopodomani? Speriamo mai. Se ci sarà, saranno in molti a ripetere che cosa tremenda che cosa tremenda, pochi la sentiranno come una cosa tremenda.

Renato Pierri

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