Cinque anni con il Pasquino

Nel 2012, dopo due anni passati solo su FB, nasce il giornale di controinformazione “Il Pasquino”.

Un tentativo di ritornare a dare un modesto contributo a quelle lotte per i diritti e la dignità che sembravano del tutto sparite dall’informazione ufficiale, a chi non mollava, anche davanti agli evidenti soprusi, e cercava una sponda, anche piccola come la mia, per tornare a credere che quel muro potesse essere abbattuto da un urlo collettivo, dalla voglia di ripartire.

Un percorso fatto nei primi tempi da solo, accompagnato dall’incitamento di chi credeva che potesse essere un’ esperienza da non disperdere.

Cinque anni non sono pochi e non sono neanche tanti, ma nel loro trascorrere hanno reso questa pagina ricca dei contributi di Emanuela Marmo, di Mauro Leonardi, di Nicola Ambrosino, di Renato Pierri, di Vanessa Belardinelli, di Luciano Medusa.

In questi cinque anni abbiamo dato spazio alle lotte dei lavoratori licenziati dalla Cgil (come nessuna testata nazionale ha fatto), ai cassintegrati Telcom (ignorati anche dal sindaco di Ostuni), ai facchini del Si.cobas, agli operai dello Slai cobas, alle rivendicazioni, mai esaudite, dei disabili italiani; abbiamo denunciato lo sfascio della sanità e dell’istruzione pubblica, il ciarlare dei vari presidenti del consiglio, che sono durati meno di noi e meno delle promesse mai mantenute, lo scandalo della terra dei fuochi, precisandone le responsabilità, tutte, nessuna esclusa, in capo a chi ci governava e ci governa; abbiamo espresso, senza alcun timore, la nostra piena solidarietà a chi fugge dalle guerre e dalla fame…abbiamo cercato di esserci, di essere il megafono di un’indignazione che va ben oltre le nostre pagine ed i nostri articoli, semplici portavoce della rabbia di chi crede che questo mondo debba per forza essere cambiato.

Non so se ci siamo riusciti, so solo che l’ impresa rimane affascinante, affascinante soprattutto perché fatta al di fuori di qualsiasi discorso economico. Tutto autofinanziato, senza alcuna pubblicità, per non essere costretti a pagare il dazio a chicchessia, nessun collegamento con alcun partito politico o formazione politica, per essere liberi di dire ciò che pensiamo, anche sbagliando, solo vicinanza costante alla gente, a chi scende in piazza, a chi lotta per il proprio lavoro ed i propri diritti.

Ci sentiamo un po’ come la coperta di Linus, sporca, piena di mosche, ma in grado di riuscire ad essere, anche per pochi attimi, una carezza di verità e ribellione, di accoglienza e solidarietà, uno spicchio di contributo e di partecipazione.

Un saluto da Il Pasquino

 

Condividi l'articolo sui tuoi Social Network preferiti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *