Centoquattordici

Sono tante le donne vittime della violenza nel solo 2017, quasi una ogni due giorni.

Nel Centro Polifunzionale di Soccavo (Napoli), il 24 Novembre, ci siamo interrogati su quanto sta accadendo ed abbiamo cercato di darci delle risposte e di darci delle speranze.

“Culture non violente” era il titolo del forum al quale hanno partecipato l’avvocato Matilde Lido e la psicologa Chiara Pinto per Telefono rosa, Patrizia La Rocca per l’associazione Angland, la scrittrice del libro “Donna, uno scrigno di emozioni” Francesca Iazzetta, la blogger e poetessa Tilde pierro ed il presidente dell’associazione Lux in Fabula Claudio Corrale, il tutto voluto ed organizzato da Francesco Baldi, Presidente de “I ragazzi della barca di carta”, e moderato, se moderare si può questo argomento, da Stefano Federici, giornalista.

La violenza è proprio l’espressione attuale della totale mancanza di qualsiasi cultura e di qualsiasi valore, il frutto di anni di distruzione di ogni diritto e di ogni speranza e futuro, il figlio marcio di una politica corrotta e di un mondo che non riesce più a darsi un domani.

I primi a pagarne le conseguenze sono i più deboli: gli anziani, le donne, i disabili, i disoccupati, i senza casa, gli immigrati. Sono quelli che vivono sulla loro pelle l’esperienza di quel sostegno ipocrita fatto solo di parole, ma costruito sul niente di quei detti mai fatti, di quei principi mai difesi, di quella solidarietà che puzza di falsità, di quell’incapacità che si arma di arroganza, strumenti di quell’orchestra istituzionale italica che timbra la sua presenza sul cartellino dei danni che ha arrecato a tutti noi.

Patrizia ha affrontato il tema delle mamme coraggio che da sole, senza alcun aiuto, sono riuscite a costruire un filo di speranza per quei giovani che volevano uscire dalla violenza di quella droga che non trova alcun ostacolo in chi dovrebbe assicurare un futuro degno ai nostri figli.

Telefono rosa ha ribadito la necessità, per le donne, di denunciare quanto accade, di non creare giustificazioni assurde a chi diviene il proprio aguzzino, di ritrovare quel coraggio, ma soprattutto quell’amore per se stesse, che in alcuni casi sembra sparire sotto il peso di pregiudizi che sono in primis proprio le donne a crearsi. Un salto culturale, una piena riappropriazione dell’essere donna e di ogni propria libertà, scacciando via, definitivamente, pregiudizi e modi di pensare che spesso, se non sempre, riescono a tramutare la vittima in colpevole, come sembra stia accadendo alle due ragazze americane stuprate dai due carabinieri.

Francesca Iazzetta, che nel suo libro “Donna, uno scrigno di emozioni” ha raccontato diciannove storie di donne nelle quali parla si anche delle violenze che le donne subiscono, ma anche dell’importanza dell’amore, del suo vero senso e significato, di quanto sia importante, per tutti, ritrovarne il motivo ed il percorso e di quanto diventi imprescindibile separarlo definitivamente da quel senso di possesso e di proprietà che permea una grossa parte dei rapporti tra uomo e donna e che è causa di quelle tragedie che riempiono la nostra cronaca nera.
Basta trovare giustificazioni, non c’è alcuna scappatoia per chi fa violenza, non ci sono infanzie difficili, momenti tragici della propria vita che possano consegnarti un ipotetica licenza di uccidere o di offendere o di fare violenza.

La violenza deve sempre essere condannata, in qualsiasi forma si esprima, anche quando ci priva del nostro ambiente (terra dei fuochi), della libertà di poter far giocare i nostri figli disabili, di far curare i nostri anziani, di far uscire liberamente le nostre figlie.

Chi lotta e si impegna sicuramente almeno tenta di vincere e da il suo contributo pieno a quella crescita della società e del pensare che ora sembra totalmente dimenticato; ieri a Soccavo di tali esempi ce ne erano tanti.

Il Pasquino

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