A Roma una metropolitana “disumana”

Si può definire disumana la metropolitana? Questo è l’aggettivo che mi è venuto in mente ieri mattina alla stazione metro di Ponte Mammolo.

Non arrivava il convoglio e la banchina era stracolma di gente, piena per lungo, da un capo all’altro, e per largo dal muro fino alla striscia gialla. E non era ora di punta. Erano le nove e trenta. Non arrivava, il convoglio, e sul display continuava a comparire la scritta “treno in arrivo”.

Ho detto ad una signora: “Bisognerà aspettare la successiva, come fa tutta questa gente ad entrare?”. E lei: “Ma questa che deve arrivare per me è già la seconda, sulla prima non sono riuscita a salire”. Un’altra signora: “Se uno si sente male, resta in piedi, non ha modo di cadere. Quando vedo tanta gente ho sempre paura che possa succedere qualche incidente, perché la fanno scendere se la metro non passa?”.

E’ arrivato, il benedetto treno, sono entrato, mi sono messo in un angolino a fianco alla porta, ma dopo un po’ sono stato costretto a spostarmi per evitare schiacciamento di costole contro il sostegno metallico che mi separava dai sedili. Per fortuna si è alzato un giovane, non per invitare a sedere il vecchio signore che sarei io, ma per scendere, e sono riuscito a prendere il suo posto. Per fortuna, mi sono detto, non ho bisogno di prendere la metro tutti i giorni. Ma c’è chi è costretto a servirsi tutti i giorni del mezzo disumano.

Ecco i messaggi che ho ricevuto oggi pomeriggio da mia figlia, che si trovava alla stazione della Piramide, stazione all’aperto: “Non riesco a tornare a casa, la metropolitana non passa”; “E’ mezz’ora che sono qui… non riesco a salire… e fa freddo”. Infine: “Ho preso quella che va a Jonio, pazienza se devo cambiare alla fermata Bologna, almeno sto al caldo”. Disumana la metro oppure chi amministra la nostra città?

Attilio Doni

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